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Vendemmia 2026 in Monferrato: maturazione, sfide e scelte in vigna

Ogni vendemmia ha una storia da raccontare. Quella del 2026, per Cinque Quinti, è stata una storia di anticipi, osservazione e decisioni prese giorno dopo giorno, seguendo da vicino l’evoluzione delle uve.

Un’annata che ci ha ricordato quanto sia importante conoscere ogni singola vigna, senza dare nulla per scontato. Perché, anche all’interno dello stesso territorio e a parità di varietà, la maturazione può seguire tempi molto diversi.

Il risultato? Una vendemmia impegnativa, segnata anche da alcune difficoltà climatiche, ma che ci ha permesso di portare in cantina uve con una buona maturità, belle acidità e un equilibrio interessante.

Una vendemmia anticipata, non soltanto per le basi spumante

Negli ultimi anni abbiamo imparato a raccogliere le uve destinate alle basi spumante prima di Ferragosto. Su questo fronte, quindi, l’anticipo non è stato una sorpresa. La vera differenza, nel 2026, è stata la velocità con cui hanno raggiunto la maturazione anche tutte le altre varietà, dai bianchi ai rossi.

Non si trattava soltanto di osservare l’aumento della gradazione alcolica potenziale: era necessario valutare anche la maturità fenolica, fondamentale per comprendere lo sviluppo dei tannini e delle componenti che contribuiscono alla struttura e all’equilibrio del vino. Per questo abbiamo intensificato i controlli e le analisi, monitorando l’evoluzione delle uve per individuare, vigneto per vigneto, il momento più adatto alla raccolta.

Ogni vigna ha i suoi tempi

Uno degli aspetti più interessanti di questa vendemmia è stata la grande variabilità della maturazione. Anche uve della stessa varietà, coltivate in zone vicine, possono comportarsi in modo molto diverso. Entrano in gioco numerosi fattori:

  • l’età delle viti,
  • l’esposizione,
  • le caratteristiche del terreno,
  • la disponibilità d’acqua durante la stagione.

Per questo non è possibile stabilire una data di raccolta valida per tutti i vigneti.

Quest’anno, più che mai, abbiamo dovuto osservare ogni parcella con attenzione, combinando analisi e valutazioni in campo. In alcuni casi, questo ha significato modificare completamente l’ordine abituale della vendemmia.

Il caso della Barbera Superiore: raccogliere prima per preservare l’equilibrio

Un esempio concreto è quello della nostra Barbera Superiore. Il 24 agosto abbiamo raccolto le uve provenienti da una vigna vecchia, esposta a sud-ovest, che aveva raggiunto una maturazione particolarmente avanzata. La gradazione potenziale era già intorno ai 14 gradi.

La cosa interessante è che questa raccolta è avvenuta prima di quella di alcune altre uve destinate alla barbera e al grignolino che utilizziamo per la linea classica. Aspettare ancora, seguendo il calendario delle vendemmie precedenti, avrebbe potuto portare la gradazione potenziale verso valori molto più elevati, fino a 16 gradi.

Anticipare la raccolta è stata quindi una scelta precisa: ottenere un vino strutturato, ma senza perdere l’equilibrio tra componente alcolica e acidità. È proprio in decisioni come questa che si misura il lavoro in vigna: non aspettare necessariamente una maturazione ulteriore, ma riconoscere quando l’uva ha raggiunto il suo punto migliore.

Quattro grandinate tra maggio e luglio: una stagione da interpretare

La stagione non è stata priva di difficoltà. Tra maggio e luglio abbiamo dovuto affrontare quattro episodi di grandine, con conseguenze differenti a seconda delle zone e dei vigneti.

Fortunatamente, non si sono verificati altri episodi durante la fase finale della maturazione, ad agosto. Questo ci ha permesso di gestire con maggiore serenità la raccolta delle uve non compromesse. Alcune vigne hanno subito danni più importanti, mentre altre, come quelle nella zona di Olivola, sono state colpite in misura molto limitata.

Abbiamo quindi fatto una scelta di selezione e concentrazione della produzione, privilegiando le parcelle che offrivano le condizioni migliori. In vendemmia, raccogliere tutto non è sempre la scelta giusta. A volte significa anche saper rinunciare a una parte del raccolto per preservare la qualità del lavoro finale.

Cosa ci raccontano le uve arrivate in cantina?

Nonostante le difficoltà, le uve raccolte al momento giusto mostrano caratteristiche promettenti. Nei bianchi, nei rosati e nelle basi spumante abbiamo cercato di preservare freschezza e acidità, mantenendo gradazioni alcoliche contenute. Anche negli altri vini, le gradazioni potenziali sono rimaste generalmente entro i 14 gradi.

Sui rossi abbiamo osservato bei colori e una maturità dei tannini interessante, senza quelle sensazioni verdi o eccessivamente asciutte che possono compromettere la piacevolezza del vino. Un aspetto particolarmente importante per il Grignolino, varietà che richiede attenzione proprio nella gestione della componente tannica.

Naturalmente, la qualità di un vino non si definisce soltanto in vigna: fermentazioni, affinamenti e tempo contribuiranno a completare il lavoro. Ma le condizioni delle uve rappresentano una base fondamentale da cui partire.

Sperimentare, senza perdere di vista l’equilibrio

Ogni vendemmia porta con sé domande nuove. E a volte è proprio dalle difficoltà che nascono occasioni per sperimentare.

Nel 2026 abbiamo lavorato su diverse interpretazioni di vinificazione, tra cui nuove prove sul Metodo Classico, un Pinot Nero in semicarbonica e un Grignolino con macerazione carbonica al 100%.

Anche il lavoro sui bianchi ha richiesto alcune valutazioni specifiche. Dopo i danni da grandine nella vigna destinata al Dedalo, abbiamo scelto di integrare il Cortese nell’interpretazione del vino, per contribuire a mantenere freschezza e acidità. Non si tratta di cambiare per il gusto di farlo, ma di capire che cosa ogni annata richiede e quali strumenti abbiamo a disposizione per valorizzare le uve.

Le scelte che funzionano in una stagione non sono necessariamente quelle giuste per la successiva.

La vendemmia è fatta di osservazione, esperienza e scelte

La vendemmia 2026 ci ha ricordato una cosa: produrre vino significa prima di tutto imparare a leggere la vigna.

Significa conoscere le differenze tra le parcelle, analizzare le uve, osservare il clima e avere la flessibilità necessaria per cambiare programma quando serve. Non sempre possiamo controllare quello che succede in campo. Possiamo però scegliere come rispondere, quando raccogliere e come accompagnare le uve in cantina.

Ora inizia un’altra fase del lavoro: seguire fermentazioni e affinamenti, osservare come evolvono i vini e capire quale espressione questa annata saprà regalarci.

La vendemmia finisce in vigna, ma la storia di ogni vino continua in cantina. Ed è lì che continueremo ad ascoltare quello che questa annata ha da raccontarci.

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